Le dimensioni del BIM

Per definire le discipline coinvolte nella digitalizzazione dell’edilizia si può far riferimento alle sue “dimensioni”.

Ai fini della descrizione geometrica sono sufficienti le 3 dimensioni spaziali, estendibili per introdurre ulteriori informazioni:

  • 3D - Modello geometrico tridimensionale. L’utilizzo di strumenti per la realizzazione di un modello digitale dell’opera consente di curare sempre più il dettaglio grafico della progettazione, garantendo una resa realistica dell’aspetto estetico ed un’ottima aderenza geometrica degli elementi modellati.
  • 4D - Analisi dei tempi. La necessità di gestire il tempo è ben lontana dall’essere una novità: i metodi tradizionalmente affiancati alla progettazione edilizia (diagramma di Gantt e Pert, ecc.) per la gestione della durata di un cantiere o più in generale di una commessa sono ben conosciuti così come i loro limiti e criticità:
    • la perdita informativa nella trasmissione dei dati da progettista ad impresa;
    • la mancanza di comunicazione tra direzione lavori e fornitori;
    • l’effettiva presenza e la precisa collocazione dei materiali in cantiere;
    • lo stato dell’esecuzione dell’opera.

Questi sono solo alcuni dei motivi che causano ritardi e inefficienze con la conseguente necessità di dover rivedere quanto programmato fino a quel momento. La necessità di poter ridurre, gestire e riorganizzare i tempi di commessa in maniera dinamica ed aperta a valutazioni analitiche può trovare risposta nell’utilizzo di nuovi strumenti e nuove metodologie. La costruzione di “WBS – Work Breakdown Structure”, consente la scomposizione analitica di un progetto in parti elementari appositamente pensate per essere collegate a quanto modellato per estrapolare, organizzare e visualizzare agevolmente il progredire dell’opera e può rappresentare uno dei modi di innovare la gestione di questa dimensione.

Le 3 ulteriori dimensioni sono:

  • 5D - Analisi dei costi. La materia della “computazione” è anch’essa oggetto di studio da tempo: il punto nevralgico è il “Quantity Take Off”, ossia l’estrazione delle misure dal progetto per poter definire le quantità di materiale/i necessario alla realizzazione di uno o più elementi. Compiuta questa operazione, al “computista” resta da scegliere le voci di elenco prezzi da assegnare alle lavorazioni, con relativo prezzo unitario, determinandone così l’importo. Nella progettazione tradizionale si aggiorna il computo parallelamente a come evolve la progettazione dell’opera: la probabilità che qualche dato sfugga al processo di aggiornamento è molto elevata. Il risultato dell’attività di computazione (computo metrico) è, inoltre, un prodotto statico, chiuso ad analisi multicriterio, poche volte connesso con aspetti, quali quelli manutentivi ad esempio, strettamente interconnessi ma trattati in modo separato. Anche in questo caso appare chiaro come il ripensamento dei processi, delle interazioni e degli strumenti possa snellire ed efficientare la gestione del dato informativo, e legare questa dimensione ad altri aspetti del “life cycle building”.
  • 6D - Fase di gestione. Uno degli obiettivi della metodologia BIM è quello della realizzazione di un modello virtuale (tridimensionale ed informativo) che possa essere quanto più fedele a quanto realmente realizzato. Un modello del genere viene definito come “as-built” e riporta con sé non soltanto quanto progettato ma quanto effettivamente viene realizzato in fase di cantierizzazione. Infatti, quanto ideato in sede di progetto, viene tradizionalmente rivisto e modificato in sede di cantiere per far fronte ad eventuali varianti in corso d’opera o per la risoluzione di conflitti geometrici od operativi che non erano stati presi in considerazione durante la fase di concepimento dell’opera. Ed ancora, il “modello” in un’accezione più ampia, deve contemplare la trasmissione del database informativo costruito attorno alla rappresentazione virtuale “dell’oggetto edificio”, in modo da poter conservare e trasmettere quanto prodotto.
  • 7D – Sostenibilità. Il concetto di sostenibilità può essere esaminato sotto tre diversi punti di vista:
    • ambientale, posto nei termini di capacità di riproduzione e mantenimento delle risorse naturali;
    • economico, inteso come facoltà di generare reddito e lavoro;
    • sociale, se lo si guarda come generatrice di benessere per l’uomo.

Calzare questo concetto su un’opera e parlare quindi di progettazione sostenibile non è sempre semplice, ancor di più farlo in ottica di innovazione: progettare in modo sostenibile può essere inteso come progettare in modo qualitativamente significativo.

L’adozione di una metodologia che “obbliga” alla programmazione dei processi e che apre l’organismo edilizio ad una più semplice gestione consentirà di rendere più performanti i processi analitici oggi coinvolti nella valutazione del concetto di sostenibilità di una struttura.

Read 91 times Last modified on Friday, 24 July 2020 15:02

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